​Sogno o son dentro? Una notte alle Capannelle di Milano.

Sono le tre. Di notte. La fauna è ancora cauta. Umori molesti, coscienze stravolte e facce sporche, di trucco, di bianco, di niente, si affacciano sulle Capannelle di Milano. Dall’entrata si intravede la saletta interna sospesa tra porte di vetro e serramenti anonimi, testimone di un tempo surreale che da quarant’anni affronta i gomiti della mala milanese.

person standing on gray tiles
Photo by Craig Adderley on Pexels.com

La realtà si allontana varcando la soglia. Ma qui è tutto vero. Lo stuzzicadenti che si occupa del lavoro sporco sul quinto dell’arcata inferiore, i trucioli di mozzarella che galleggiano a bordo pizza, e persino il seno curioso della signora in cassa. Coppie sconnesse, palpebre basse e voci straniere.

E su questa sponda onirica, arriva anche Yari nel suo assolo. Vuole sapere se sei qui per un asporto, o se invece vuoi goderti questo spettacolo in compagnia, ma intanto ti siedi. No, non sei dentro il set di otto e 1/2. Eccola, arriva una scialuppa di salvataggio: il menù à la carte. Inizi a navigare tra mari e monti, sali su un malloredus ormeggiato nell’olio di una caletta sarda, e approdi ad Amatrice per un bucatino come Dio comanda. Il viaggio continua. Salmoni spiaggiati su condense di panna, marmi di fiorentine bianchissime e bufale con pance indigeste. Un tour epocale interrotto dalla fatidica domanda del Cosa le porto. D’istinto pensi “gioco in casa”, che magari mi va pure bene. Cotoletta alla milanese e non se ne parla più, che comunque è una garanzia. Già.

Nel frattempo un volto sbarbato, ma comunque poco raccomandabile, entra nell’attesa. Vorrebbe che gli scattassi una foto a fianco, o più che altro alla coscia, della stangona del tavolo di fronte a me. Un viso ribaltato addosso a un corpo invaso da qualche farcitura al botox. In altre parole, un’orgia di vizi.

Intanto la cotoletta, uscita per vie traverse dal retro della cucina, giunge in tavola. L’odore del burro si arrampica su per le narici. Le papille gustative scoppiano a piangere. Che gioia. Almeno, fino a quando stanotte lo stomaco non batterà cassa.

Le Capannelle, Milano.

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